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Evade con un’e-mail

Neil Moore, detenuto nella Wardsworth Prison (la più grande prigione del Regno Unito), ha utilizzato uno smartphone ottenuto illegalmente per creare un indirizzo di posta elettronica, fingersi un cancellerie del Tribunale e inviare un’e-mail alla prigione richiedendo la sua scarcerazione.

L’ingegnoso ventottenne è stato rilasciato, per poi costituirsi pochi giorni dopo.

Moore era detenuto per frode: alterando la voce e fingendosi un impiegato di banca aveva convinto telefonicamente grandi organizzazioni a dargli vaste somme di denaro, per un totale di 2.500.000 €.

Qui l’articolo originale della BBC.

Come spesso accade il punto debole dei sistemi informatici, anche quelli più sicuri, è l’elemento umano: il responsabile che non verifica il dominio dell’e-mail ricevuta, la segretaria che apre il file “fattura.exe” e scatena il CryptoLocker, il centralinista che fornisce inconsapevolmente informazioni che verranno usate in un attacco, ecc.

Spesso il metodo migliore per accedere abusivamente ad un account o all’home banking, rubare progetti, decifrare un disco criptato o mettere in ginocchio il sistema informatico dell’azienda concorrente non sono gli attacchi informatici, ma farsi dare le credenziali di accesso da chi le possiede. Volontariamente, e lasciandogli la convinzione di aver fatto la cosa giusta.

Una (piacevole) lettura consigliata: “L’arte dell’inganno” di Kevin D. Mitnick.

Mettere in sicurezza un’azienda e tutelare la sua proprietà intellettuale dal punto di vista informatico è inutile, se non viene formato adeguatamente il personale.

Il primo e miglior antivirus esistente è usare la testa.

Quando la vittima diventa stalker

E’ ciò che è accaduto ad una nostra cliente.

Dopo aver interrotto i rapporti con il fidanzato, è stata vittima per molti mesi di stalking.
Appostamenti, messaggi, e-mail, chiamate, una presenza costante e soffocante che le impediva di vivere serenamente.
I rari momenti di normalità e il ricordo dell’affetto passato le hanno impedito di rivolgersi all’Autorità Giudiziaria per una denuncia.

Ad un ennesimo “no” della ragazza accade l’inconcepibile: è proprio l’ex fidanzato a denunciarla per stalking,
Viene quindi proiettata in un mondo sottosopra, in cui deve difendersi da accuse gravissime: in Italia lo stalking è punito severamente con la reclusione fino a 5 anni.

A questo punto in accordo con il legale della ragazza abbiamo spinto per un incidente probatorio sul suo smartphone e sul cellulare in uso un anno prima (sostituito per la rottura dello schermo).

Utilizzando strumenti appositamente dedicati all’analisi di dispositivi cellulari a scopi forensi abbiamo acquisito il contenuto delle memorie, recuperando SMS, chat di WhatsApp, e altri elementi (anche cancellati) che ci hanno permesso di ricostruire un’ampia cronologia di chiamate e messaggi.

Tale lungo elenco ha permesso al Giudice di comprendere quanto realmente accaduto e la ragazza è stata assolta pienamente per non aver commesso il fatto.

Dopo tutto quello che ha passato ha deciso di procedere con una denuncia per calunnia nei confronti del vero stalker.